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Speciale ENEA News Alluvione di Messina: le cause del disastro

Luogo: Messina
Data: 06/11/2009
Canale: Ambiente
Autori: S. Marconi, M. Maffioletti
URL Approfondimento: QUI

Claudio Puglisi, geomorfologo dell'ENEA, analizza sui luoghi dell'alluvione del primo ottobre, le cause del disastro che ha colpito il Comune di Messina. Intervista al Sindaco Giuseppe Buzzanca.

Dopo Messina, un'altra disastrosa frana ha colpito l'Italia. A farne le spese è stata l'isola di Ischia. Un evento simile si era già verificato il 30 aprile del 2006 su un altro versante dell'isola. I processi geomorfologici che hanno colpito Messina, Ischia e prima ancora molte altre aree di Italia (Langhe 1994, Versilia 1966, Sarno 1998 Vallanzasca e Val d'Aosta 2000) sono sempre gli stessi: colate di fango e detrito, innescate da piogge intense e sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici in atto. Oggi più che mai serve una pianificazione territoriale, che parta da carte dettagliate sul rischio da frana, per mitigare gli effetti sul territorio e predisporre specifici piani di protezione civile.

E’ passato più di un mese dall’alluvione che ha messo in ginocchio il Comune di Messina. L’emergenza non è ancora finita. La pioggia non lascia tregua. E questo è solo l’inizio della stagione autunnale. I segni della catastrofe sembrano marchi a fuoco sui piccoli centri abitati e le montagne circostanti.

Il nostro viaggio inizia lungo la strada che costeggia il mare.
Una parte della carreggiata è occupata in modo ordinato da automobili parcheggiate lì da più di un mese, accartocciate o rovinate irrimediabilmente dalla furia del fango.  Ma questo è solo il primo spettacolo, che ci troveremo davanti da qui in poi. L’origine delle frane è tutta lì sulle montagne. Lo sguardo, anche se poco allenato, fa presto a individuare i punti da cui la terra è venuta giù. Lì, infatti, la montagna è nuda e fa vedere in modo evidente la roccia.  E’ stato calcolato che le frane che hanno colpito l’area del messinese siano state oltre quattrocento.

Claudio Puglisi (ENEA)Nell’evento del 1° ottobre si sono verificate per la stragrande maggioranza frane chiamate colate rapide di fango e detrito. Queste interessano la copertura della roccia madre, cioè tutto ciò che sta sopra la roccia madre che sia detrito, che sia alberi che sia materiale antropico viene mobilizzato durante l’evento soprattutto in occasioni di piogge molto brevi ed intense”.

Durante il viaggio il tempo sembra essere nostro amico ma la tregua è momentanea. Nuvole gonfie d’acqua fanno capolino all’orizzonte e tra la gente riaffiora la paura di nuove frane.

Testimonianza di una donna anziana  

Testimonianza di un uomo

La pioggia è il grande nemico da scongiurare. Non serve una nuova alluvione, come quella del 1° ottobre, a far venire giù la terra rimasta appesa alle montagne. Le condizioni del suolo sono ormai compromesse. Le spaccature del terreno sono grandi quanto una mano.

Claudio Puglisi (ENEA)Per questo tipo di fenomeni, la causa scatenante è solo la pioggia, un particolare tipo di pioggia, le piogge molto concentrate nel tempo, cioè sono piogge molto brevi e molto intense. Si stima che in questa area ha piovuto in pochissime ore  20-30 cm di pioggia, cosa che piove a Roma in 5/6 mesi. Quindi un fenomeno molto intenso. Il vero problema è che questi fenomeni con i cambiamenti climatici stanno diventando sempre più frequenti”.

Prendiamo la strada che ci conduce ad alcuni dei paesi più martoriati, dove l’alluvione ha spazzato via non solo strade e case ma soprattutto vite umane. Stiamo parlando di Molino, Giampilieri e Altolìa, dove esiste una sola via di accesso e di fuga. Per diversi giorni, dopo l’alluvione, questi paesi sono rimasti isolati.

Claudio Puglisi (ENEA)Come possiamo vedere questi paesini sono paesini di montagna, quindi sono in contrazione non in espansione. Non ci sono costruzioni di nuove case, quindi l’abusivismo edilizio in queste zone è molto limitato.  E poi bisogna dire, inoltre, che l’abusivismo non provoca i fenomeni ma li subisce, cioè i fenomeni da colate rapide di fango e detriti investono le case poste a valle abusive o no però non sono coloro che fanno cominciare il fenomeno”.

Ancora oggi i mezzi dei Vigili del Fuoco affollano le strade. Nella scuola di Giampilieri è stata allestita una centrale operativa, perché qui c’è ancora tanto da fare.

Giovanni Indelicato (Dipartimento della Protezione Civile)
"I volontari ogni mattina partono con squadre formate precedentemente in supporto ai Vigili del Fuoco e il lavoro che fanno fondamentalmente è quello di svuotare dal fango le case e le strade che sono ancora piene”.

Tutti questi paesi sono quasi completamente svuotati. La gente vuole tornare nelle proprie abitazioni ma a condizione che la montagna venga messa in sicurezza. Per fare questo sono necessarie opere strutturali ma prima di tutto bisogna individuare nel dettaglio le aree ancora a rischio e realizzare così la Carta di Suscettibilità da frana. Si tratta di mappare non solo i 50 kmq di territorio colpiti dall’alluvione ma di estendere lo studio a tutto il Comune di Messina, per un’area complessiva di 200 kmq.
Nessun luogo è fuori pericolo, inclusa la stessa città di Messina.
Per questo il primo cittadino, Giuseppe Buzzanca ha chiesto la collaborazione dell’ENEA, presente fin dai primi momenti nei luoghi del disastro.

Giuseppe Buzzanca (sindaco di Messina)Ho avuto la possibilità di confrontarmi con il Commissario dell’ENEA, di parlarne al Commissario Delegato, perché mi pare una buona soluzione, avvalerci di questa grande professionalità”.

Claudio Puglisi (ENEA)Questa è un’occasione importantissima per l’ENEA perché sono avvenuti tanti fenomeni che noi possiamo valutare esattamente quali sono le cause che li hanno generati. In questa maniera riusciremo a far sì che il Comune di Messina sia una sorta di palestra geologica dove questi fenomeni vengono studiati al meglio delle nostre possibilità”.

Su questa catastrofe umana e ambientale non deve calare il silenzio; bisogna tenere alta l’attenzione, perché a Messina si continua ancora a lavorare senza sosta.

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