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Fusione nucleare: il progetto Iter cerca partner industriali

Luogo: Roma
Data: 31/03/2010
Canale: Nucleare
Autori: F. L. Falconieri
URL Approfondimento: QUI

Immaginate una centrale con un ritorno energetico 10 volte superiore all’energia necessaria per farla funzionare, che da 50 megawatt ne produca 500. State pensando a ITER, l’impianto a fusione nucleare attualmente in fase di costruzione nel sud della Francia.

ITER ha un costo stimato di circa 10 miliardi di euro e l’obiettivo di dimostrare che la fusione nucleare è la fonte di energia in grado di risolvere la questione dell’approvvigionamento energetico per le generazioni che verranno. È un progetto ambizioso promosso dall’Unione Europea fin dal 1985 che coinvolge le maggiori potenze industriali, Cina, Stati Uniti e Giappone compresi. La sperimentazione è prevista su un periodo di almeno trent’anni, ma nel frattempo ha già dato risultati che vengono sfruttati in settori di attività diversi e molto importanti. Dalle applicazioni alle tecniche diagnostiche con la risonanza magnetica, all’aviazione ai televisori al plasma, il consumatore è spesso ignaro di beneficiare del programma di ricerca sulla fusione nucleare.

Christopher Ibbott (Commissione Europea, DG Ricerca) "Al momento nel programma fusione stiamo discutendo, proprio come abbiamo fatto qui oggi in ENEA con alcuni rappresentanti dell’industria italiana, e questo vale per tutta l’industria europea, come aumentare la loro partecipazione ai programmi di ricerca e sviluppo della fusione per generare ancora più  innovazione di quanta i ricercatori siano in grado di  produrre. Ho avuto dei ritorni molto positivi, in ogni settore".

La trasformazione dei risultati della ricerca in prodotti e servizi per la società è uno dei punti deboli dell’economia europea, se paragonata alle altre potenze economiche.

Christopher Ibbott (Commissione Europea, DG Ricerca) "Alla Comunità Europea abbiamo deciso di affrontare molto seriamente la questione e lavorare per trovare i meccanismi per rinforzare l’innovazione, per ospitare le piccole medie aziende nel programma".

Anche in questo ITER può costituire un’esperienza pilota: un progetto di ricerca altamente specializzata e di alto profilo che trascina un indotto di attività e competenze a loro volta capaci di rivendersi su mercati diversi da quello che le ha originate.

Christopher Ibbott (Commissione Europea, DG Ricerca) "Lo spazio c’è e stiamo cercando di allargare le basi industriali del progetto per portare la fusione all’attenzione di un numero sempre maggiore di gruppi industriali e piccole aziende.  Fusion for Energy è l’agenzia dell’Euratom per la fornitura di componenti per ITER e oggi hanno un portafoglio di un centinaio di aziende interessate alla produzione di componenti e in gran parte sono piccole e medie aziende. È una grossa opportunità per loro di ottenere competenze e entrare nel mondo della fusione".

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