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Antartide, l'isola di Utopia

Luogo:
Data: 01/01/1994
Canale: Filmati Storici
Autori: Balestrazzi, Lamberti

Il documentario sulla scorta di un bel repertorio di filmati storici, offre una interessante rassegna di qualificate opinioni sull'Antartide come laboratorio scientifico e, al tempo stesso, politico. Ma la "politica" che si sperimenta oggi nel Continente Bianco è quella che ha fatto sognare grandi utopisti come Tommaso Moro, perché è proiettata verso un futuro "governo planetario" di cui il Trattato Antartico, che attualmente regola i rapporti tra 40 paesi che hanno basi scientifiche, potrebbe rappresentare il primo embrione. Su questo affascinante tema si pronunciano scienziati, amministratori ed esperti di diritto internazionale. Parallelamente vengono fornite notizie riguardanti le caratteristiche del Continente e la sua unicità ai fini di proiezioni scientifiche sul futuro del pianeta.

Questo documentaro proviene dal Fondo Filmati Storici dell'ENEA, recentemente ceduto alla FONDAZIONE CENTRO SPERIMENTALE DI CINEMATOGRAFIA ARCHIVIO NAZIONALE DEL CINEMA DI IMPRESA DI IVREA.

L’Antartide è un deserto di ghiaccio grande una volta e mezza l’Europa. E’ il continente più alto, più secco, più freddo, più battuto dai venti ma è il meno conosciuto  e ancora meno  conosciuto è il suo assetto istituzionale, unico al mondo.
L’Antartide è infatti regolata da un trattato internazionale che stipulato inizialmente da 12 Paesi, oggi comprende quasi 40 Nazioni, vale a dire più dell’80% della popolazione globale.

PETER WADHAMS (“Glaciologo dello Scott Polar Research Institute”)
L’idea del Trattato Antartico nacque poiché gli scienziati avevano lavorato insieme nell’anno geofisico internazionale del 1957. Gli scienziati di 12 Paesi lavorando in Antartide, scoprirono quanto fosse proficuo lavorare insieme e in più scoprirono che lavorando in un clima di collaborazione, si trovavano parte del lavoro scientifico già svolto. Decisero quindi di proseguire su quella strada e credo, che questo ispirò i politici a riunirsi e a tracciare il Trattato Antartico come una via per preservare l’Antartide per la scienza e per la collaborazione tra gli scienziati di diversi Paesi.


Nel 1958, alla fine dell’anno geofisico internazionale, nasce lo SCAR, Comitato Scientifico per la Ricerca in Antartide con il compito di organizzare e coordinare l’attività scientifica in Antartide.

PETER CLARKSON (“Segretario esecutivo dello  SCAR”)
Il ruolo dello SCAR nel sistema del Trattato Antartico è quello di fornire pareri scientifici internazionali indipendenti ai membri del Trattato. Questo vuol dire che quando uno di loro ha un problema per cui ha bisogno di un suggerimento si rivolge allo SCAR per avere un parere del tutto imparziale. Lo SCAR non ha sostegni governativi, è del tutto indipendente e sebbene molti scienziati dello SCAR siano scienziati governativi, quando sono all’interno dello SCAR, parlano esclusivamente da scienziati e non portano alcuna posizione nazionale, all’interno di queste discussioni.

Il Trattato Antartico entrato in vigore nel 1961, sancisce la completa smilitarizzazione del Continente e la sua utilizzazione a scopi esclusivamente pacifici, garantisce la libertà di accesso e di ricerca scientifica, vieta le esplosioni nucleari e il deposito di scorie radioattive, sospende ogni rivendicazione territoriale.

JOHN HEAP (“Direttore dello Scott Polar Research Institute”)
L’intera questione della sovranità territoriale, fu messa da parte nel periodo dell’anno geofisico internazionale.
Il problema era: cosa sarebbe successo dopo l’anno geofisico internazionale? Credo che i Paesi partecipanti ebbero l’impressione che la questione precipitasse in un abisso e si dissero: abbiamo paura di quello che può succedere e per fronteggiare questa paura,  vediamo se c’è una maniera, un metodo per vivere insieme in Antartide.

La suddivisione nei sette settori rivendicati, riportata comunemente sulle cartine, può far pensare che il Continente sia stato spartito, in realtà l’Antartide rimane non assoggettata alla sovranità di alcuno Stato e continua ad appartenere all’umanità intera sia per il suo patrimonio naturale che per la sua rilevanza da un punto di vista scientifico.
L’Antartide, come l’Isola di Utopia descritta da Thomas More, non è stata sempre circondata dal mare, si sarebbe staccata circa 200 milioni di anni fa dal supercontinente Gondwana, da allora è un’isola, un’isola unica al mondo e il suo distacco non si è tradotto in isolamento, bensì in un esperimento felicissimo.

PETER WADHAMS (“Glaciologo dello Scott Polar Research Institue”)
Credo che questo rifletta una visione secondo cui l’Antartide, può essere un continente diverso da tutti gli altri. Un continente dove le persone possono vivere e lavorare insieme come nell’Utopia concepita da Thomas More.

FRANCESCO FRANCIONI  (Ordinario di Dirittto Internazionale)
L’Antartide come Isola di Utopia fnora è stata in u n certo senso un’Isola di Utopia perché si è riusciti a eliminare dal Continente Antartico i conflitti, i motivi di discordia, i motivi di diffidenza, di sospetto che prevalgono naturalmente nella vita di relazioni internazionali a livello diplomatico.
 
Dal 1961, anno in cui entrava in vigore il Trattato Antartico ad oggi, ovunque nel mondo si sono segnalati focolai di guerra. Proprio nel 1961 Stati Uniti e Unione Sovetica sfiorarono pericolosamente il conflitto mondiale a causa dell’installazione a Cuba di basi missilistiche sovietiche. E sempre nello stesso anno nell’estate, un muro, subito ribattezzato “muro della vergogna”, veniva innalzato a spaccare in due il cuore di Berlino.
Qualche anno più tardi, mentre si verificava la rottura fra i due grandi stati socialisti: Cina e Unione Sovietica, in Vietnam proseguiva una guerra interminabile e senza esclusione di colpi. E davanti a questi orrori, i “Bonzi” del Vietnam del Sud si lasciavano bruciare vivi per far conoscere al mondo il loro disperato amore per la pace.
L’ultima guerra effettiva tra Paesi occidentali si è avuta nel 1982 fra Argentina e Gran Bretagna per la questione delle Isole Falkland Malvine, eppure all’interno del Trattato  Antartico si continuava a collaborare in vista di un negoziato minerario che avrebbe dovuto aver luogo in Nuova Zelanda, il 14 giugno 1982.

JOHN HEAP (Direttore dello “Scott Polar Research Institute”)
In quel periodo gli Inglesi e gli Argentini, furono coinvolti nel conflitto delle Falkland, i Neozelandesi volevano sapere se noi saremmo andati a quel negoziato, volevano sapere se gli Argentini ci sarebbero andati. Alla fine decisero di mandare un messaggio a tutti i membri consultivi del Trattato Antartico, dicendo: purtroppo c’è un conflitto fra due dei nostri amici, verrete al negoziato di Wellington che comincerà il 14 giugno 1982? I Neozelandesi ricevettero una risposta affermativa sia dagli Inglesi che dagli Argentini. Il motivo per cui ho insistito sulla data di apertura del negoziato, è che fu proprio in quel giorno, il 14 giugno 1982 che ebbe fine il conflitto fra Gran Bretagna e Argentina a Stanley, nelle Isole Falkland.

BARRY HEYWOOD (Vicedirettore del British Antartic Survey)
L’antartide è un ottimo esempio di come gli uomini possano collaborare, se c’è un’emergenza che richiede che qualcuno venga trasportato altrove in tutta fretta, non ho alcuna esitazione nel chiamare gli Argentini o i Cileni o gli Americani, chiunque abbia i mezzi di trasporto che mi servano e loro non hanno alcuna esitazione nell’ offrirmi questo servizio gratuitamente.

In Antartide i confini, le bandiere, le appartenenze territoriali non prendono dunque mai una valenza nazionalistica. Com’è stato possibile?

FRANCESCO DE SANCTIS (Ordinario di Filosofia del Diritto)
Il concetto di inimicizia che porta alla guerra è un concetto di Diritto Pubblico, politico non umano; nel momento in cu si è fuori dalla dimensione appunto dal Diritto Pubblico il concetto di nemico è un concetto che non ha a che fare con la dimensione personale, interpersonale degli uomini, ma ha a che fare con la dimensione internazionale dei popoli. Quindi nel momento in cui ci si riesce a porre fuori da questa logica, è chiaro che un Inglese e un Argentino possono convivere tranquillamente in Antartide, mentre c’è la guerra nella Folkland.

Quasi 40 nazioni dunque convivono all’interno di questa repubblica platonica regolata dal Trattato Antartico e ciò è un mistero e un valore al tempo stesso. Ecco perché Antartide assomiglia a Utopia, è Utopia. Un’utopia esistente destinata a durare, a meno che qualche Paese violando il Protocollo di Madrid, che bandisce lo sfruttamento minerario, non mette in atto una tecnologia tale da perforare lo spesso strato di ghiaccio al fine di sfruttare i giacimenti minerari esistenti.

FRANCESCO FRANCIONI  (Ordinario di Dirittto Internazionale)
Non credo che l’umanità abbia bisogno delle risorse minerali dell’Antartide ma ha bisogno invece di mantenere integra l’Antartide e di continuare a utilizzarla come terra di scienza, riserva naturale e terra di pace.

DAVID WALTON (Biologo del British Antartic Survey)
Quello che facciamo in Antartide è importante per la gente in Europa, per la gente in Asia, per la gente di tutto il mondo e ciò si sta rendendo sempre più praticabile con l’adesione di tanti Paesi in Antartide che è veramente il luogo internazionale per la scienza internazionale.

Antartide, terra di scienza. La comunità scientifica mondiale è una comunità che per sua natura vive in armonia e ad essa, in particolare per ciò che riguarda l’Antartide, è affidata una missione che non può essere solo scientifica.

FRANCESCO FRANCIONI  (Ordinario di Diritto Internazionale)
Nella misura in cui i nostri scienziati, il nostro personale tecnico è costretto a misurarsi quotidianamente con il diverso, con persone di altre nazionalità: con indiani, cinesi, russi, coreani, latino-americani, sicuramente questa esperienza avrà anche un effetto pedagogico per quanto riguarda la vita di ciascuno di coloro che hanno fatto questa esperienza in Antartide, quando tornerà a casa propria. Quindi questa esperienza pedagogica è senz’altro importantissima al fine di insegnare a vivere con i diversi e a non ritirarsi nella “tribù” nella quale spesso purtroppo molti di noi oggi pensano di trovare un senso di sicurezza che si è smarrito.

PETER WADHAMS (“Glaciologo dello Scott Polar Research Institute”)
L’assenza  di esseri umani sul Continente Antartico, lo rende simile alla Luna e credo che siano simili anche perché nessun Paese considera la Luna di sua proprietà. Sebbene gli Americani siano stati i primi a raggiungerla, non l’hanno mai rivendicata come propria, nessun Paese ha mai rivendicato la Luna come propria e credo che nessuno mai lo farà. E’ considerata un posto dove si può fare ricerca scientifica. In questo senso ritengo che la Luna e l’Antartide siano molto simili.

L’Antartide è un continente unico al mondo non solo dal punto di vista politico ma anche da un punto di vista ambientale. Le sue calotte glaciali, costituiscono circa il 70% della riserva di acqua dolce del nostro pianeta e da milioni di anni regolano il bilancio termico della terra. Lo studio del sole e delle sue oscillazioni poi è favorito dalla continuità del ciclo giorno-notte. L’Antartide infatti è illuminata per metà dell’anno durante l’estate australe, da ottobre a febbraio, mentre rimane in oscurità durante l’inverno. Ma nonostante la sua singolarità ambientale, l’Antartide è minacciata come il resto del pianeta.

PETER CLARKSON (Segretario esecutivo dello SCAR)
Credo che le principali minacce per l’Antartide siano le cose che il genere umano sta facendo altrove nel mondo e che hanno un impatto in Antartide. L’esempio classico è naturalmente il buco di ozono, ma ce ne sono altri. Credo che dovremmo controllare queste minacce e usare l’Antartide come una sorta di barometro per la salute dell’intero pianeta.

BARRY HEYWOOD (Vicedirettore del British Antartic Survey)
Credo che gli scienziati saranno in grado di convincere i politici della necessità di conservare l’Antartide essenzialmente come un laboratorio internazionale dove si possono affrontare questioni importanti e di interesse generale come i cambiamenti climatici, l’inquinamento e altri importanti problemi cui dobbiamo far fronte oggi.

L’Antartide non deve essere conservata solo per il futuro del nostro pianeta ma anche per il suo passato; nelle sue formazioni fossili infatti ne è conservata la memoria. Alcune meteoriti cadute sul suolo antartico milioni di anni fa e protette poi dal ghiaccio, presentano tracce di aminoacidi e di materiale organico esistito nel sistema solare cento milioni di anni prima della comparsa della vita sulla terra. L’Antartide si presenta come un continente impervio, attraversato da venti improvvisi che possono raggiungere i 300 chilometri orari e una temperatura media nell’altopiano centrale inferiore a –50 gradi centigradi. Ma forse proprio le condizioni climatiche impossibili, hanno fatto sì che contro di esse si unissero gli sforzi, le energie, le conoscenze di tutti perché si fosse un po’ meno Paesi e un po’ più uomini.

CLAUDE LORIUS (Glaciologo e Vicedirettore dello SCAR)
Quando ho freddo ai piedi, sono un individuo, quando sono abbagliato dalla bellezza del paesaggio e quando mi concentro sui problemi della ricerca sono un individuo, ma sono anche rappresentante di una Nazione, un po’ come simbolo, anche perché i finanziamenti per la ricerca vengono dai Paesi.

MARIO ZUCCHELLI  (Capo progetto Antartide ENEA)
Vi sono una serie di emergenze sulla problematica ambientale, energetica, alimentare che richiedono all’umanità la sperimentazione continua della capacità di gestire collettivamente, non nazionalmente o egoisticamente, i sistemi. L’Antartide è un sistema complesso; il pianeta, ancora più complesso. L’esercizio che noi realizzeremo nell’Antartide sarà un esercizio propedeutico all’esercizio più ampio, più complesso, più importante di governo del pianeta.

Ecco allora che l’utopia, per definizione luogo che non esiste, esiste invece su un continente rimasto per molti secoli indicato sulle carte geografiche come “terra australis incognita”

DAVID WALTON (Biologo del British Antartic Survey)
L’utopia è qualcosa difficile da raggiungere ma a ognuno il proprio sogno. L’Antartide è probabilmente è quello che si avvicina di più a quella splendida illusione dell’utopia come qualcosa di raggiungibile.

CLAUDE LORIUS (Glaciologo e Vicedirettore dello SCAR)
Ritengo di poter dire che l’Antartide è effettivamente il continente dell’utopia. Dopo anni di discussioni siamo ora arrivati ad una situazione favorevole e promettente che fa dell’Antartide  un continente per la pace,  ma anche un continente per la ricerca scientifica.

L’Antartide oltre ad essere un laboratorio scientifico è anche un eccezionale laboratorio politico. La condizione internazionale atipica di cui gode il settimo continente, rappresenta di fatto la possibilità di trovare tra soluzioni diverse e migliori di quelle che nel passato hanno trasformato gli altri continenti in teatri di intolleranza e di guerra.

PETER WADHAMS (“Glaciologo dello Scott Polar Research Institue”)
La gente amerebbe avere un posto sulla terra dove la razza umana possa dimostrare di sapersi comportare meglio di come si è comportata altrove sulla terra.

L’Antartide rappresenta un atto di fiducia nella forza della ragione, nell’uomo, forse un modello per il futuro, sicuramente una grande speranza.

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