La fusione nucleare è una grande opportunità che attrae finanziamenti da tutto il mondo. L'Italia, grazie al grande sostegno della ricerca, può mantenerne la leadership industriale.
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Le ricadute industriali della fusione nucleare

Luogo:
Data: 20/04/2012
Canale: Nucleare
Autori: F. Falconieri, R. Ciardi

La fusione nucleare è una grande opportunità che attrae finanziamenti da tutto il mondo. L'Italia, grazie al grande sostegno della ricerca, può mantenerne la leadership industriale.

Giovanni Lelli, ENEA
“quando si crea una capacità, quindi una sommatoria di  knowhow, competenza e infrastruttura si crea ricchezza vera e noi oggi stiamo celebrando questo aspetto..”


Cioè la leadership dell’industria italiana nella produzione di componenti per la fusione nucleare, un settore di nicchia, che attrae però importanti finanziamenti da tutto il mondo.
Al 2010, per il progetto internazionale ITER, che costituisce il motore di tutta la ricerca mondiale nel settore, la sola Unione Europea ha stanziato oltre un miliardo di euro, e le aziende italiane se ne sono aggiudicate circa la metà, vincendo i primi bandi europei per la fornitura per alcuni dei componenti più critici e a maggiore contenuto tecnologico, come la camera da vuoto e magneti superconduttori.  
 
Sandro Bonomi, Presidente ANIMA
“E’ un successo pilotato proprio dall’ENEA innanzitutto, ma anche da Ansaldo energia e da altre tante grandi realtà italiane che han fatto una storia più o meno recente ma sono un presente di  tecnologia di conoscenza di saper fare …”

Il successo italiano è però costantemente minacciato dalla competizione di altri Paesi  come la Francia e la Germania, dove l’industria nazionale è tradizionalmente sostenuta con grande forza dai governi in carica.
In Italia, invece il sostegno è venuto dalla ricerca, che dagli anni sessanta ad oggi, nella fusione, ha saputo mantenere e incrementare competenze riconosciute e apprezzate da tutta comunità scientifica internazionale. Oggi però, mentre l’esperimento ITER entra in una nuova fase e incassa maggiori finanziamenti da tutti i partner, l’Italia rischia di rimanere seduta sugli allori se non arrivano i fondi per nuove attività di ricerca.
Il progetto è pronto nel cassetto, si chiama FAST ed è  concepito come esperimento satellite di ITER, cioè per testare, a costi e tempi ridotti, soluzioni per ITER e per la realizzazione, entro il 2050,  di DEMO, il primo reattore a fusione che produrrà elettricità da immettere in rete.


On. Amalia Sartori, Presidente Commissione Industria, ricerca e energia, Parlamento Europeo
“Per quanto riguarda ITER noi abbiamo affrontato una discussione importante a fine 2011 rispetto ad un aumento di finanziamenti che erano necessari per gli anni 2012 2013, una conferma un aumento di finanziamenti di un miliardo e tre  una conferma per i 6 miliardi e 6 da qui al 2020. “

Sono cosi stati avviati  i lavori per la definizione della road map europea del programma sulla fusione; se FAST venisse incluso in questa road map, potrebbe diventare una vera e propria  infrastruttura di ricerca pan europea e costituire la piattaforma per l’ulteriore slancio di settori industriali ad elevato contenuto tecnologico e salvaguardare il posto di lavoro di tanti tecnici ed esperti.    

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